
Una dolce storia italiana
di Alfredo Falvo
Se dovessimo tracciare la storia del Gruppo Ferrero, riferendoci soprattutto alle dichiarazioni dei diretti responsabili, al quadro dirigente o ai vari amministratori delegati che nel tempo si sono succeduti dalla nascita del Marchio ad oggi, di materiale da leggere ce ne sarebbe davvero poco.
Fedele alla riservatezza come nessun’altra delle famiglie italiane, la Ferrero ha da sempre affidato la sua comunicazione con l’esterno ad un solo motto: far parlare i suoi prodotti.
Scoperto questo piccolo segreto, si capisce subito che di cose da dire, ve ne sono improvvisamente davvero molte. A cominciare dal 1942, l’anno in cui Pietro Ferrero apre un piccolo laboratorio in via Rattazzi, iniziando a dare libero sfogo alla sua fantasia con i primi esperimenti ‘dolciari’.
Siamo ad Alba, in Piemonte, dove ancora oggi il Gruppo ha il suo più grande stabilimento.
È l’Italia della povertà; gli anni difficili di un paese stremato, ancora immerso nei lutti della Seconda Guerra Mondiale.
E proprio le difficoltà dei tempi e l’impossibilità di reperire anche gli ingredienti più semplici che fecero venire in mente al monsù Pietro un’idea geniale: sfruttare una delle ricchezze maggiori del territorio: le nocciole.

Solo quattro anni più tardi, dal laboratorio di via Rattazzi esce il primo prodotto della Ferrero, la “Pasta Gianduia” o “Giandujot”, a base proprio di nocciole, avvolta in carta stagnola che si taglia a fette e si mette sul pane; un prodotto buono e originale e che soprattutto costa poco.
La Pasta Gianduja si rivela un successo che va oltre ogni aspettativa. Nel febbraio del ’46 la produzione è di tre quintali e alla fine dell’anno si arriva ad oltre mille; i dipendenti salgono di numero, raddoppiando dagli attuali cinquanta ai cento nei successivi dodici mesi. Appare evidente che il laboratorio di via Rattazzi è ormai troppo piccolo per le esigenze di produzione e fu così che Pietro decise di far costruire la prima fabbrica su un suo terreno ad Alba, in via Vivaro (dove oggi sorge la Fondazione).
E così, il 14 maggio del 1946, con tanto di atto costitutivo alla Camera di Commercio, nasce ufficialmente l’industria Ferrero. L’obiettivo adesso, è quello di far conoscere il prodotto anche fuori dalla cittadina di Alba e dal Piemonte.
Ad organizzare una distribuzione più ampia e capillare è il fratello minore di Pietro, Giovanni, che pensa ad impostare un metodo di vendita diretta della Pasta Gianduja, attraverso una serie di dodici camioncini di proprietà marchiati Ferrero, che baipassando i grossisti offrono il prodotto direttamente ai negozianti che vogliono acquistarlo.
L’anno successivo, l’estro e la fantasia del fondatore segnano un’altra svolta: il “Cremino”. Grande più o meno come un formaggino, dal peso di 21 grammi, il prodotto è una sorta di versione monodose della Pasta Gianduja ed in breve si rivela un grande successo.
Le nocciole diventano la materia prima per eccellenza e Pietro decide di acquistare un noccioleto per farne una specie di azienda-pilota.
L’intuizione è giusta. Ma proprio quando la fabbrica di Alba sta diventando una continua meta di operai in cerca di lavoro e la produzione arriva a ‘partorire’ 3000 quintali di prodotti, la natura prima e successivamente la sorte, decidono di complicare terribilmente il cammino del Gruppo. Nel settembre del ’48, proprio a ridosso della maggiore produzione per l’imminente Natale, una violenta alluvione inonda lo stabilimento e il fango sommerge tutte le apparecchiature. Non ci sono vittime ma i danni sono enormi. Tutto improvvisamente sembra perduto. L’azienda rimane isolata ma i dipendenti non la abbandonano. Insieme ai fratelli Ferrero si mettono a spalare melma, ad eliminare il fango e a ripulire gli ambienti colpiti dalla calamità. Quattro giorni di lavoro continuo e le fatiche vengono premiate, alla fine del mese i macchinari tornano operativi e la fabbrica attiva, pronta per la produzione dell’imminente Natale. Purtroppo, solo qualche mese più tardi, un altro triste avvenimento colpisce la famiglia Ferrero; il 2 marzo del 1949, a 51 anni muore per infarto Pietro, il geniale fondatore dell’azienda, i cui comandi passano al fratello Giovanni che saprà raccogliere il peso di un’eredità così importante.
Negli anni ’50 il nome Ferrero è conosciuto ed estremamente apprezzato in ogni regione d’Italia, grazie anche alla flotta di 200 furgoncini che diventeranno ben oltre un migliaio nel giro di qualche anno. I dipendenti sono ormai quasi mille e la produzione arriva a 3800 quintali l’anno. Con l’aumentare dei dipendenti cresce anche l’impegno sociale dell’azienda nei loro confronti. Si costruiscono i “Villaggi Ferrero” proprio per chi preferisce abitare vicino al posto di lavoro e contestualmente viene istituito un servizio di autobus gratuito per chi viene da fuori Alba. Il 1950 è l’anno della “Supercrema”, l’antenata della Nutella, anch’essa da spalmare sul pane; venduta in bicchieri di diverse misure, venne pubblicizzata a suo tempo,sottolineandone le doti genuine, energetiche ed economiche (un chilo costa soltanto 500 lire!). Intanto l’azienda si avvale di un nuovo componente: Michele, figlio di Pietro, che con le sue capacità e una visione da vero imprenditore prenderà per mano il Gruppo, portandolo con discrezione a quella dimensione di multinazionale che conosciamo oggi.
I successi della Ferrero continuano a conquistare il pubblico in maniera sempre più ampia; il “Sultanino” e il "Cremablok” ne sono la più limpida testimonianza di quegli anni. I numeri impressionanti dell’azienda di Alba cominciano a ‘spaventare’ la concorrenza che cerca di imitare la Ferrero sia nella strategia commerciale che nei prodotti, senza però avere lo stesso
successo.
Nel 1954 viene inaugurato il nuovo marchio: la scritta Ferrero in corsivo minuscolo sotto una piccola corona stilizzata a ricordare Alba, la “città delle cento torri”. Solo due anni dopo, l’azienda è pronta per affacciarsi all’estero. Si guarda lontano, all’Europa, in particolare alla Germania. A Stadtallendorf, nell’Assia, a 150 Km da Francoforte, nascono la Ferrero GmbH e il primo stabilimento estero. In sei mesi i dipendenti passano dalle iniziali cinque unità ai 60 fra italiani e tedeschi. La Ferrero si consolida in questo modo come l’unico esempio di realtà “dolciaria” veramente internazionale.
Da qui in avanti il consolidamento del Gruppo passa attraverso una serie straordinaria di successi, tutti profondamente amati dal pubblico ancora oggi. I Mon Chéri, uno scrigno di cioccolato che racchiude una gustosa ciliegia; Brioss, la merendina capostipite delle future specialità col marchio Kinder; nel 1964 la Nutella, conosciuta in tutto il mondo e diventata un fenomeno studiato persino dai sociologi; il Kinder cioccolato; il Pocket Coffe, squisito connubio tra cioccolato e caffé; Tic Tac, il confetto alla menta worldwide per eccellenza; Estathé, nata nel 1972; la vasta gamma prodotta dalla Kinder come Kinder Brioss, Kinder Cereali, Kinder Colazione più e Kinder Délice; Ferrero Rocher, un’anima di nocciola intera immersa in un ripieno morbido e cremoso, contenuto in una sottile cialda di wafer (verrebbe già voglia di mangiarne uno!); e ancora…Kinder Gran Sorpresa, Kinder fetta al latte, Kinder Pinguì, Kinder Paradiso e Kinder Bueno. Raffaello, al delicato sapore di cocco fino all’attualissimo Gran Soleil.
Una serie interminabile di prodotti, tutti indistintamente amati dal pubblico di tutto il mondo.
Oggi il Gruppo Ferrero è un’azienda multinazionale leader di settore con circa 21.600 dipendenti sparsi globalmente; un fatturato consolidato su oltre 6 miliardi di euro. 38 società operative per la vendita e 18 stabilimenti adibiti alla produzione; parte di questi sparpagliati per l’Europa, e globalmente, in Australia, Argentina, Brasile, Ecuador, Canada e Stati Uniti.
Nel mondo, attualmente, dopo la Nestlé, la Kraft Foods e Mars, l’industria dolciaria internazionale, annovera l’italianissima Ferrero. Ne è stata fatta di strada dal piccolo laboratorio di via Rattazzi; una strada in salita, fatta di grandi idee, tanto coraggio e immenso rispetto verso il proprio pubblico. Un rispetto che è stato ampiamente ripagato nel maggio del 2009: il Reputation Institute di New York, dopo aver realizzato un’indagine in 32 paesi, intervistando più di 60.000 persone, ha concluso che i consumatori ritengono Ferrero il marchio più affidabile e con la miglior reputazione al mondo.
Ha ragione allora la dirigenza ad aver scelto da sempre la riservatezza perché con questi numeri, a parlare sono davvero i prodotti.
