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Pagina 1 di 3 Un’eccellenza italiana,nel ruolo di ambasciatoredella nostra cultura gastronomica nel mondodi Alfredo Falvo
Quando nasce Academia Barilla e di cosa si tratta nello specifico?Academia Barilla è una realtà nata nel maggio del 2004, nel centro di Parma per l’esattezza, dove prima c’era l’antico stabilimento della Barilla che adesso ha preso il nome di Barilla Center. La nostra missione, per arrivare al punto, consiste nella difesa, lo sviluppo e la promozione della cucina e della cultura gastronomica italiana. In che modo, sotto il profilo operativo, viene realizzata quella che lei sta definendo la vostra “missione”? Di fatto operiamo attraverso quattro elementi fondamentali: commercializzando in giro per il mondo i prodotti tipici italiani che acquistiamo dai piccoli e medi artigiani regionali, organizzando corsi di cucina qui a Parma ed allestendo dei tour enogastronomici, basandoci sulla convinzione che per promuovere la nostra cultura, il modo più efficace è quello di portare direttamente le persone di fronte alle nostre “bellezze” italiane. La quarta iniziativa, volta alla promozione della cultura gastronomica italiana nel mondo, si fonda su una biblioteca contenente più di tre milioni di ricette e oltre 9000 volumi tutti inerenti la cucina italiana, di cui il più antico è del 1500. Abbiamo una collezione di menù storici degli inizi dell’ ‘800 e siamo oggi, a tutti gli effetti, il punto di riferimento per qualunque informazione legata alla nostra cucina regionale. La biblioteca è aperta al pubblico due volte alla settimana e comunque abbiamo cominciato alcuni mesi fa a digitalizzare i nostri contenuti sul sito di www.academiabarilla.it e già i primi cento volumi sono consultabili on line. Insomma da tutto ciò emerge chiaramente quale sia l’obiettivo fondamentale di Academia Barilla, ossia quello di diventare ambasciatore della cucina italiana nel mondo. Quali sono le motivazioni che hanno spinto Barilla a porsi questo ambizioso obiettivo?Uno dei veri problemi, specialmente fuori dall’Europa e in particolar modo negli Stati Uniti, è che la maggior parte dei prodotti (circa il 70%) definiti italiani, non sono realmente di origine italiana. Quindi se non c’è un’azione congiunta molto determinante e veloce per arrestare questo trend rischiamo di perdere mercato in molti paesi. È importante riuscire a far capire cosa è veramente italiano fuori dai nostri confini. Ecco il perché di Academia Barilla. Ci tengo inoltre a darle qualche numero. Da quando è stata aperta la sede di Parma, sono transitate mediamente cinquemila persone l’anno, oltre venticinquemila fino ad oggi. Buona parte le abbiamo portate a vedere i produttori dell’Emilia Romagna, della Toscana, della Liguria e quest’anno anche della Sicilia e altre regioni distanti da Parma. Basandoci su quanto detto, dobbiamo dedurre che un insieme di prodotti di altissima qualità, tutti raggruppati sotto il marchio Barilla, costituirebbe una sorta di consorzio. È un’analisi esatta? No, non siamo un consorzio. L’Academia è una Spa; proprietà della famiglia Barilla, voluta fortemente dai fratelli Barilla. Noi acquistiamo da piccoli artigiani, prodotti italiani scegliendo tra le migliori eccellenze regionali del nostro paese; diamo sostegno (anche finanziario) e valore a tali prodotti, comprando l’intera produzione, facendo contratti anche di lungo periodo; li promuoviamo attraverso Academia Barilla e li sosteniamo con una politica distributiva di carattere internazionale. Parliamo di pasta. Il vostro gruppo ha raggiunto ottimi risultati in uno dei mercati più ambiti, gli Stati Uniti. Quando e secondo quali modalità il marchio Barilla si è affermato negli Usa? Nel 1994, appena arrivati, la situazione di fronte alla quale ci siamo trovati, è stata quella di constatare la presenza di più di 3000 marchi di pasta dai nomi improbabili, tutti finti italiani, produttori di pasta di grano tenero e non di grano duro.Il consumatore americano dell’epoca era abituato a un tipo di pasta che cuoceva in tre minuti e che a fine cottura, secondo una stravagante consuetudine, veniva tirata contro il muro della cucina e se fosse rimasta attaccata, questo significava che era pronta per essere servita a tavola. Il merito di Barilla è stato quello di aver portato prima di tutto ‘cultura alimentare’ in America, trasferendo in quel paese l’italian lifestyle, insegnando ad una nazione che ne era priva, il concetto di stile di vita italiano, e di conseguenza, portare l’arte della nostra cucina per far sì non solo che gli americani mangiassero ‘italiano’ ma esattamente come una famiglia italiana, con tutte le regole e gli equilibri di sapori che ne conseguono. Possiamo dire che la meticolosità e l’attenzione ha premiato il nostro lavoro. Oggi Barilla è leader di mercato in America. Lì abbiamo due stabilimenti e la nostra funzione di essere ambasciatori della cultura gastronomica nel mondo, la stiamo portando avanti proprio attraverso il grande lavoro di Academia Barilla.
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Quando nasce Academia Barilla e di cosa si tratta nello specifico?
Quali sono le motivazioni che hanno spinto Barilla a porsi questo ambizioso obiettivo?