Da sede del Vicariato al FANTASMA del “Rosso della Paola”
di Sandro Serafini
Chi non ha paura della parola giustizia, alzi la mano.
"Cari lettori, vi ho visto che le avete alzate. Adesso però vi tendo la mia in modo virtuale per scommettere con voi che alla fine di questo articolo forse un po’ di timore vi verrà."
Il Castello di Lari è situato nel centro dell’omonimo paese, a pochi chilometri da Pisa. Lari è un piccolo borgo medioevale. Un documento storico ne testimonia l’esistenza già attorno al 732 d.C, anche se a quel tempo, il castello era formato solamente da una torre grezza e da quattro muriccioli che ne delimitavano il perimetro. Solo successivamente, siamo nel 1200, grazie alla famiglia degli Upezzinghi, il maniero venne fortificato rendendolo molto simile a come appare oggi.
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Fantasmi Apparizioni Presenze di Alfredo Falvone parliamo con Paola Giovetti Da sempre l’uomo ha tessuto un proprio, personale rapporto con ciò che è inspiegabile, con il mistero dell’aldilà, confrontandosi con il mondo del “dopo morte” come fosse il terreno più fertile su cui seminare. L’obiettivo è sempre stato quello di capire cosa ci attende dopo la nostra vita e codificare gli innumerevoli contatti tra noi e i nostri cari, tra il presente e il passato, tra la realtà tangibile e il mistero che ci circonda. Uomini e fantasmi, presenze, apparizioni; contatti tra la nostra dimensione e quella di chi ci ha preceduto. Per molte persone tutto questo è un fatto assolutamente naturale ma per molti altri, la maggior parte di noi, affrontare questi argomenti è sinonimo di una pregiudizievole, incontrollabile confusione. Ectoplasmi, luoghi ‘frequentati’ da presenze misteriose, il paranormale, castelli infestati da apparizioni improvvise. Cosa si nasconde dietro tutto questo?
Ne parliamo con Paola Giovetti: giornalista, scrittrice, autrice di una trentina di saggi su tematiche esoteriche e spirituali sempre frutto di attente ricerche; a nostro avviso la massima esperta in Italia nel campo della parapsicologia.
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Intervista a Pier Isa della RupeL' Ultima delle Streghedi Sara Aversano Montecchio è un piccolo monte che idealmente chiude la catena dei Cimini e si trova appena fuori il paese di Bagnaia. Qui, stando ai racconti delle anziane, avrebbero dimorato, o meglio ancora dimorerebbero, donne che facevano riti magici, che vivevano in vita solitaria, che danzavano attorno al fuoco e che avevano capacità ammalianti, in un’unica e semplice parola: le streghe. I racconti infatti narrano di entità capaci di magie, sortilegi e incantesimi.
Una donna soprattutto ha dedicato buona parte della sua vita alla scoperta di questi eventi. Bagnaiola doc, Pier Isa della Rupe, ha raccolto con una passione e una minuziosità unica i ricordi delle vecchiette. La prima cosa che mi colpisce all’incontro è il suo volto, segnato dai suoi 65 anni, con i suoi capelli grigi e gli occhi di una persona che ha avuto molte più esperienze di quelle che racconta. “25 anni fa - spiega Isa - è cominciata la mia avventura in teatro, mi dedicavo infatti alla scrittura di commedie in bagnaiolo. Non ricordandomi bene il dialetto ho cominciato a confrontarmi con le anziane del paese. Una volta entrata in contatto con questa realtà, mi sono accorta che la maggior parte di loro aveva piacere a parlare e quasi tutte mi narravano, o in un modo o nell’altro delle streghe del Montecchio. |
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Il mistero del Castello di Strozzavolpe |
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Sulla Via Francigena tra fantasmi e mille segretidi Sandro Serafini Toscana, terra di boschi e di vigne, terra del Chianti classico, è anche terra di misteri sconosciuti ai più, ma certamente non ai suoi abitanti.
Basta incamminarsi sulla Cassia, antica via che attraversa paesi conosciuti e non e prendere la direzione di Poggibonsi, per scoprire come in un attimo, un brivido di emozione intensa ci percorre la schiena quando ci imbattiamo con la vista nel Castello di Strozzavolpe. Sono d’accordo con voi, il nome è alquanto buffo e bizzarro, ma provate a seguirmi se pensate di non avere paura.
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FANTASMI
di Sara Aversano Panico, orrore e sgomento ma allo stesso tempo curiosità, interesse e in molti casi scetticismo. Questi i sentimenti provocati dai fantasmi, che da secoli fanno parte della nostra realtà, ognuno con la sua storia, il suo amore e le sue sofferenze. Ma in realtà cosa sono i fantasmi? Esistono davvero o sono solo frutto di anni di suggestione e di superstizione? Queste le domande a cui cercheremo di dare risposta anche se anticipiamo che questo è un mistero e che probabilmente resterà tale per sempre.
Cominciamo col dire che molte sono le teorie che cercherebbero di spiegare i fenomeni legati al mondo degli spettri, anche se nessuna finora è stata risolutiva. Le teorie spaziano dai fantasmi visti come registrazioni psichiche a spiriti di persone scomparse, dai fantasmi come prodotto telepatico a pure allucinazioni; dal considerarli pure e semplici leggende allo scetticismo vero e proprio che si risolve in un banale: “i fantasmi non esistono”.
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Un volto scolpito da Michelangelo?di Arnaldo Gioacchini
Correvano i primi giorni del mese di novembre dell’anno 1965 e chi scrive, sostava in Piazza della Signoria a Firenze, sull’angolo di via della Ninna (che divide il Palazzo della Signoria da quello della famosissima Galleria degli Uffizi), adiacente al Piazzale degli Uffizi con di fronte la Loggia della Signoria (detta anche Loggia dei Lanzi perché ivi si accamparono i Lanzichenecchi che andavano al “sacco” di Roma), avendo come guida un dotto coetaneo e carissimo amico fiorentino di nome Massimo che gli illustrava quel luogo splendido (per inciso era il tramonto “l’ora magica dei poeti”) ove, metro più metro meno, avevano in passato sostato tutti i più Grandi Geni non solo del Rinascimento, ma anche di periodi storici antecedenti, basti citarne uno per tutti: Dante Alighieri. Era talmente bello e ben espresso ciò che raccontava il mio amico, che intorno a noi due si era formato silenziosamente un crocchio di persone affascinate dal suo narrare. Accortosi di ciò Massimo mi strizzò velocissimamente l’occhio destro e con la mano sinistra mi fece un altrettanto rapido cenno come a dire ‘aspetta’, procedendo, contestualmente, con grande garbo ed intelligenza a chiudere questo suo colto escurso da improvvisato “ciceron fiorentino”.
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