e sindrome metabolica
di Fabiana Paris - Medico Nutrizionista
L’obesità in Europa negli ultimi anni sta diventando una vera e propria “epidemia”, se si considera che la metà degli adulti e un bambino su cinque è in sovrappeso.
Nella maggior parte dei casi, la condizione di obesità dipende da uno stato di ipernutrizione in cui prevale una dieta ricca di lipidi e di carboidrati semplici e una scarsa attività fisica. Nonostante esistano forme di obesità genetiche, come la sindrome di Down e di Prader-Willi, e quelle ad eziologia ormonale, le cosiddette obesità neuroendocrine, vedi la sindrome di Cushing - caratterizzata da una ipersecrezione di cortisolo dalle ghiandole surrenali che favorisce la deposizione di tessuto adiposo a livello addominale nella maggior parte dei casi si diventa obesi quando l’organismo riceve più energia di quanto ne consumi con le attività quotidiane.
In tal modo, tutte le calorie in eccesso vengono immagazzinate sotto forma di grasso corporeo, determinando il sovrappeso o l’obesità. Quest’ultima, diventa una vera e propria patologia quando il BMI (body mass index, ossia l’indice di massa corporea) è superiore a 40, valore ottenuto dividendo il peso (in kg) per il quadrato della statura (in metri). In tali casi aumenta il rischio di insorgenza di molte malattie gravi come l’ipertensione, il diabete mellito, le dislipidemie, ecc., le quali determinano la cosiddetta sindrome metabolica, condizione che predispone a ben note malattie cardiovascolari come l’infarto, l’ictus e la morte improvvisa.
Esistono due diversi tipi di obesità, la cosiddetta “obesità androide o viscerale”, nella quale prevalgono gli ormoni androgeni, responsabili della adiposità localizzata prevalentemente a livello addominale e cingolo scapolare, e “l’obesità ginoide”, tipica delle donne, caratterizzata da un aumento di estrogeni e da una certa predisposizione ad accumulare il grasso nella regione glutea. È proprio il grasso viscerale a rappresentare il primum movens all’instaurarsi della sindrome metabolica; esso gioca infatti un ruolo determinante nello sviluppo dell’insulinoresistenza, della ipertensione, del diabete, delle dislipidemie e dell’infiammazione endoteliale, complesso di fattori che conduce alla patologia cardiovascolare.
Per tale ragione, per ridurre il rischio di andare incontro a tali incidenti, è importante seguire un’alimentazione sana, scarsa di grassi e di zuccheri, ridurre il peso corporeo, facendo sì che il BMI non superi il valore di 25, mantenere la pressione sanguigna su valori pari a 130/80, eseguire almeno una volta all’anno gli esami del sangue affinché i valori di colesterolo tot e di trigliceridi a digiuno siano rispettivamente inferiori ai 200 mg/dl e 130 mg/dl e che la glicemia si attesti al di sotto dei 110 mg/dl e infine calcolare il rapporto circonferenza vita-fianchi, il quale non dovrebbe essere superiore a 0,85 in quanto ciò costituisce un rischio maggiore di sviluppare la sindrome metabolica.

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