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100 anni di Confindustria |
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Per lo sviluppo e la crescita economica
di Alfredo Falvo
Sono trascorsi 100 anni dalla nascita della Confederazione Generale dell’Industria Italiana, meglio nota come Confindustria, fondata nel 1910 con l’obiettivo di difendere e tutelare gli interessi delle aziende industriali nei confronti dei sindacati dei lavoratori.
Eppure il percorso che portò alla nascita della Confederazione fu molto lungo e tortuoso, durante il quale l’Italia uscì gradatamente da una condizione di arretratezza economica per divenire una vera società industriale avanzata. Il tragitto, dicevamo, fu complesso e molto meno lineare di quanto possa sembrare, prima che gli imprenditori italiani riuscissero a far nascere nel 1910 una propria associazione capace di tutelare i propri interessi.
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Nuove norme dal Ministero dell’Ambiente,
l’Italia si tutela?
di Claudia Gagiottino
“Attività di ricerca ed estrazione di petrolio sono vietate nella fascia marina di 5 miglia lungo l’intero perimetro costiero nazionale. È stato inoltre introdotto il divieto assoluto di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi all’interno delle aree marine e costiere protette e per una fascia di mare di 12 miglia attorno al perimetro esterno delle zone di mare e di costa protette”
Questo è quanto ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Stefania Prestigiacomo durante il Forum delle Economie Maggiori (Mef), svoltosi a Roma il 30 Maggio e il primo Giugno. Le norme sono state approvate nell’ambito dello schema di decreto di riforma del codice ambientale, per rafforzare le difese ambientali dopo quanto accaduto nel golfo del Messico e cercano di tutelare il mare italiano che, ad oggi, versa in uno stato di grave degrado. Secondo l’annuncio del Ministro, quindi, saranno vietate trivellazioni per ogni tipo di idrocarburi non solo nelle Aree Marine Protette Nazionali, ma anche in quelle Regionali. La buona notizia è che tutti i divieti entreranno in vigore subito per tutti i procedimenti aperti, quindi ogni richiesta di autorizzazione nei limiti delle aree previste dai provvedimenti dovrebbero essere vietate a partire già dal 2 giugno. La cattiva notizia è che le nuove norme non si applicano alle autorizzazioni concesse in passato.
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dopo la Louisiana anche il Mediterraneo a rischio?
di Sara Aversano
È ancora la British Petroleum ad essere al centro della polemica mondiale. Ma se tanto ha fatto e continua a far discutere la marea nera con tutto ciò che ha provocato, quello che adesso sembra tenere banco è la paura che tutto questo possa ripetersi sulle coste del Mediterraneo. Ci stiamo riferendo ai prossimi lavori che vedranno la compagnia inglese impegnata nella prima delle cinque trivellazioni previste da un accordo da 900 milioni di dollari stipulato nel 2007, con la Libia di Gheddafi e sbloccato di recente. Riscuotendo così il compenso meritato, dicono i più maligni, per aver esercitato “pressioni” sulle autorità britanniche. Pressing andato a buon fine a quanto pare, che ha portato alla liberazione di Abdelbaset al-Megrahi, il libico condannato per la strage di Lockerbie del 1988, in cui morirono 259 persone, in gran parte americani. Sembrerebbe che le perforazioni, a largo delle coste libiche, dovrebbero avere luogo ad una profondità di circa 5700 piedi (1700 metri), 200 metri più giù rispetto a quelle della Deepwater Horizon, la piattaforma situata al largo della Louisiana la cui esplosione lo scorso 20 aprile ha scatenato la gigantesca marea nera che inquina il Golfo del Messico ormai da mesi e che da settimane tiene banco su tutti i mezzi di informazione.
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La politica Europea di disinquinamento
di Cristina Mudu
L’ambiente marino europeo è sempre più esposto a preoccupanti minacce. Tra i principali fattori di rischio figurano gli effetti del cambiamento climatico, l’inquinamento, l’impatto della pesca commerciale, l’introduzione di specie non indigene (principalmente attraverso lo scarico delle acque di zavorra) e gli scarichi di sostanze radioattive. Gli ecosistemi marini svolgono un ruolo fondamentale da un punto di vista climatico e meteorologico e rappresentano inoltre un importante fattore di prosperità economica, influendo sul benessere sociale e sulla qualità della vita. Il Mediterraneo è il mare più esteso d’Europa, ambiente comune di 427 milioni di abitanti dei 22 Paesi lambiti dalle sue acque, il cui benessere dipende anche dallo stato del suo ambiente, un ecosistema che resta fragile e continua a deteriorarsi. L’ecosistema mediterraneo è infatti considerato uno dei più ricchi e vulnerabili al mondo: la sua biodiversità comprende il 10% delle specie conosciute di vegetali, comprendendo anche il 7% delle specie marine in un’area che rappresenta meno dello 0,8% della superficie totale degli oceani. Le sue zone costiere accolgono il 25% del turismo internazionale, con circa 175 milioni di visitatori l’anno. Da un punto di vista marittimo, il Mediterraneo accoglie il 30% del traffico mondiale via nave. Il 20% di questa flotta trasporta materiale considerato inquinante e pericoloso.
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Grecia: Lo spettro del default |
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La Crisi di Atene potrebbe innescare un pericoloso effetto domino
di Riccardo Dionisi
La grave crisi economica greca sta colmando, negli ultimi tempi, la mancanza di dati macroeconomici che indichino una chiara inversione di rotta dell’economia globale. Il governo di Atene, per correre ai ripari, ha varato un pacchetto di misure al fine di ridurre il maxideficit delle finanze pubbliche. Il piano prevede uno sforzo notevole con una manovra da oltre 4,8 miliardi di euro per raggiungere l’impegno di tagliare il deficit del 4% già da quest’anno: obiettivo da raggiungere soprattutto attraverso l’aumento dell’IVA, il taglio dei bonus pubblici e l’aumento delle imposte su alcol, benzina, sigarette e beni di lusso.
Inutile ricordare quanto ormai i numeri della regione greca siano disastrosi, con una paese incapace di tagliare le spese per portarle al livello degli introiti fiscali attuali e che non può neanche introdurre nuove tasse necessarie a coprire gli eccessi di spesa. E non deve certo sorprendere la scelta del governo greco nel 2002 di avvalersi dell’aiuto di Goldman Sachs al momento di presentare i conti delle proprie finanze per essere ammessa nell’area dell’euro riuscendo così a ridurre il debito, artificialmente, di oltre 5 miliardi di dollari. Formalmente non era un’operazione vietata e voler combattere con nuove regole gli eccessi del passato è una battaglia persa in partenza in quanto l’innovazione finanziaria sarà sicuramente sempre più veloce.
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I distretti industriali ed il Made in Italy
di Riccardo Dionisi
l distretto industriale è un’agglomerazione di imprese, in generale di piccola e media dimensione, ubicate in un ambito territoriale circoscritto e storicamente determinato, specializzate in una o più fasi di un processo produttivo e integrate mediante una rete complessa di interrelazioni di carattere economico e sociale.
Mi sembra doveroso dare inizio a questo excursus su una realtà così importante per l’economia del nostro paese, partendo da una semplice definizione della realtà trattata. Quella del distretto industriale non è certamente una peculiarità italiana, ma non vi è dubbio che nel nostro paese questo modo di fare impresa abbia trovato le condizioni ideali per affermarsi. Ciò è avvenuto sin dagli anni settanta proprio in coincidenza con la crisi dell’idea di grande impresa, incapace ormai di mantenere in piedi le strategia di crescita espansiva.
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La Cina spacca l' occidente |
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Le potenze nella crisi tra stati sommersi e salvati
di Riccardo Dionisi
L’annus horribilis dell’economia mondiale sembra archiviato e da qualche tempo si intravedono segnali positivi di ripresa, almeno a sentire la Federal Reserve e la BCE. Non c’è dubbio che l’onda lunga della crisi finirà, comunque, per ridisegnare gli equilibri geopolitici mondiali. Oggi, nella fase finale del cataclisma economico, appaiono quanto meno illuminanti le parole di John Kenneth Galbraith che nel 1987 affermava: “Quando e come avverrà il nuovo grande episodio speculativo, nessuno lo sa. Ma una cosa è certa: gli sciocchi presto o tardi vengono separati dal loro denaro”. Per comprendere i nuovi equilibri mondiali, bisogna analizzare attentamente vari aspetti, non solo economici (militari, demografici, tecnologici, culturali) che, tutti insieme, concorrono a determinare il destino delle nazioni. Questo non prima di aver passato in rassegna i tre aspetti di fondo di questa profonda crisi economica. Il primo è legato all’inflazione. La diatriba tra gli studiosi verte su due ipotetici scenari: il primo, secondo il quale ci sarà iperinflazione, la quale potrebbe legarsi ai massicci interventi di stato (stimulus plan di Obama per esempio) che immettono ingenti somme di denaro nel settore economico-finanziario oppure al taglio dei tassi d’interesse della Fed e delle altre banche centrali.
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